Oct 14, 2009

Il Re Rosso

E' un periodo che sono ossessionato da un pensiero ricorrente:
"come puo' esistere la vita che non sia la mia?".

Si, come puo' esserci una vita, una persona, un animale che vive una vita che io non vedo e non conosco. Com'e' possibile?

L'altra mattina nel corridoio che porta dal bagno alla porta dello studio, un corridoio lungo e tortuoso, ho incrociato e fatto la strada con un tizio. Mai visto. Mi cammina avanti pochi passi, fa la stessa strada per due o tre curve del corridoio poi a un bel momento lui gira a destra ed io me ne vado a sinistra.

L'ossessione ritorna.

Dove va? Che vita vive? Chi conosce? Chi ama? Cosa lo rende felice? e cosa lo fa incazzare?

Lo stesso pensiero mi prende quando incontro gli amici. Cosa fanno e cosa sono quando io non li vedo?

Come fanno?
Com'e' possibile?
Come?!?

Allora mi viene in mente un verso di un racconto di Vecchioni che dice:
"... Tu esisti soltando quando il Re Rosso ti sogna"

Sep 30, 2009

Ricordi e Ritorni

Questo mese e' fatto un po' di ricordi e di ritorni allora mi piaceva di riportare due cosette scritte tempo fa e rimaste laggiu':

1. la storia di una mela...

quando ero piccolo,
guardavo mio padre e pensavo che quello era l'uomo che avrei voluto essere da grande,

poi crescendo, da ragazzo,
ho pensato che avrei voluto cambiare,

una mattina, da grande,
allo specchio ho scoperto di essere diventato propio come lui,

cosi', sorridendo, mi sono ricordato di quello che mio nonno una volta mi aveva detto:
"Federico... noi siamo come le mele...
e una mela non cade mai lontano dal propio albero."

"Vai figlio mio, vai,
costruisci il tuo mondo e sii libero,"

e' la mia voce o quella di mio padre?
o di mio nonno?

... o di mio figlio?

fit.



2. poesia...

per te, una donna, un ricordo, un'idea, un amore, un passato, un'amica, un presente, un sempre...



svegliarmi quel pomeriggio d'estate... a 14 anni,
rivivere la vita che ho vissuto
sbagliare ancora,
come prima,
non cambiare nulla,
non avere imparato,
non aver capito,
non ricordare,
solo per poterti amare ancora,
e rivederli li, cosi' piccoli, tra le mie braccia
e poi ancora,
fino a risvegliarmi quel pomeriggio d'estate, quando avevo 14 anni.
e amarti ancora.

ora posso piangere, tanto nessuno vede, anche se guardano...


fit

Aug 12, 2009

Bar Grandi

In piazza, all'angolo con il corso xxii Marzo, c'e' un bar, il Bar Grandi per l'appunto.
Dai tavolini antistanti si vedono i giochi dei bambini della parte bassa della piazza, tagliata in due dal corso.

A gestirlo e' una famiglia immigrata da 2 o 3 generazioni dal Sud. Padre, madre, il figlio maggiore e tre sorelle dai 35 ai 15 anni.

E' uno spettacolo. Adoro quel posto. E poi (e non e' poco) sono interisti!

Uno spaccato di quell'Italia piu' semplice e genuina. Uno di quei posti, come ce ne sono tanti nel nostro paese, dove la parola Italia ancora non ti fa schifo sentirtela in bocca, dove ti piace fermarti e passare il tempo.

A tirare la carretta c'e' Mario, il capo famiglia. Un uomo bello in carne, buono, tranquillo sempre sorridente. La sua ombra e' Nicola che "studia" per prendere il posto del padre a tempo debito. Un ragazzo davvero in gamba, uno che il suo lavoro lo sa fare sul serio!!!
Poi ci sono le signore. La mamma Mara, la tipica donna pugliese. La Maria (la mia preferita) una ragazza sulla 30ina, delle sorelle la piu' solare ti accoglie sempre con il sorriso, a volte acida, ma con quel non so che... mi fa impazzire! E poi Samantha, la sorella in mezzo, gran figa! Molto milanese. A chiudere la fila Valentina, una giovanissima 15enne sulla strada giusta per seguire le orme delle sorelle maggiori.

A popolarlo ci sono una serie di personaggi fenomenali. E sicuramente, visto con gli occhi di qualcun' altro, pure io lo sono.

I miei preferiti sono, in ordine di importanza:
il filosofo (che lo e' per davvero), un tizio di mezza eta' professore di filosofia e giornalista sportivo per diletto. Quando parla ti attacca delle pippe eccezionali dove il calcio e la filosofia sono parte di uno stesso sistema cosmico che domina il mondo e ti spiega anche come Hegle (si scrivera' cosi'?) assomigliava a Sacchi e vice versa.
Il fiorista, o meglio il figlio del fiorista, quello che qualche anno fa menava la sorella in mezzo alla piazza e via la baraonda per un pomeriggio intero tra schiaffoni e bestemmie. Quello che parla a un tono decisamente superiore alla media. Ma e' un pezzo di pane.
I ragazzi di Adore' (il parrucchiere) a partire dal capo e sua moglie, una sfilata di giovani e giovanissimi in cerca di successo e fortuna. Con la bocca piana di sogni e di sindacati.
Quello tatuato, che non ho mai capito che faccia nella vita, ma l'e' semepr li. Grosso, tanto grosso, muscolo.
E poi una serie infinita di comparse, dai pensionati che giocano a carte nel retro e vari amici e professionisti della zona. Tutti con i loro modi, le loro abitudini e i loro segreti di pulcinella.

che bello!

Jun 21, 2009

Shambala

"Shambhala (scritto anche Shambala o Shamballa), nel buddhismo tibetano è un posto mitico situato in India secondo il Kalachakra Tantra o sotto la catena montuosa dell'Himalaya. Esso viene citato in vari testi antichi come il Kalachakra Tantra e gli antichi testi della cultura Zhang Zhung, precedente all'arrivo del buddhismo nel Tibet.

Shambhala (in tibetano bde 'byung) è un termine sanscrito che significa "luogo di pace/ tranquillità/felicità". Si dice che lo stesso Buddha abbia insegnato il Kalachakra su richiesta del re Suchandra di Shambhala: i suoi insegnamenti sarebbero conservati là. Shambhala sarebbe una società dove tutti gli abitanti sono illuminati, con al centro una capitale chiamata Kalapa. Una concezione alternativa associa Shambhala con l'impero di Sriwijaya dove il maestro buddhista Atisha fu allievo di Dharmakirti da cui ricevette l'iniziazione del Kalachakra. Secondo la leggenda nella città vi dimorerebbe il re del mondo, il quale ha controllo sul destino dell'umanità. Negli anni '40 una spedizione nazista, della famosa divisione occulta, si recò in Nepal alla ricerca di tale città." (da wikipedia)


Noi Shambala lo abbiamo trovato pero' in fondo a via Ripamonti, dietro il piazzale dove fa capolinea il 24, a 300 m dall'Istituto Europeo di Oncologia.

E' un regno in tutto e per tutto. C'e' un re, ci sono cavalieri e damigelle, cavalli e prati verdi, c'e' anche un castello con sale da pranzo e cuochi sopraffini.

A volte si passa la vita girando il mondo in cerca di quello che c'e' sotto casa, proprio come Shambla. La' dove non te lo aspetti, dietro grossi condominii popolari a lato della strada, sulla via che tutte le sere i nomadi percorrono per andare al loro accampamento, si' la' in mezzo a quattro fazzoletti di terra rubati alla citta' dove qualcuno prova a piantare quatto sementi noi abbiamo trovato la pace e la felicita'.

In un momento della vita difficile dove avevo fatica a vedere la luce del giorno il caso mi ha fatto ritrovare un vecchio compagno di scuola, ci ha fatto ritrovare, come 20 anni fa, con una passione in comune. Allora era il mare, oggi sono i cavalli.

Da principio abbiamo un po' forzato il rivedersi e il piacersi, ma poi con il passare delle stagioni, con il fiorire della primavera e i primi raggi caldi del sole anche la nostra amicizia si e' risvegliata.

Non so dove avrei potuto chiedere di piu', o a chi, a chissa' quale dio farlocco, a qualche stupida preghiera. Invece e' venuto da solo senza neanche che lo cercassi, e' venuto lui. Sorrido a raccontarlo: il "re del mondo" e' venuto da noi a donarci un suo cavallo, a insegnarci a sorridere ancora, a indicarci la via.

Ho passato alcuni mesi intontito dall'ebrezza, ho rivisto i miei figli gioire da dentro con gli occhi colmi di stupore e di amore.

Non so perche' sia successo, forse, come si dice, eravamo pronti.

May 7, 2009

Una Buca Profonda

Sono passati 8 mesi formalmente, ma solo formalmente perche' in verita' nella realta' dei fatti sono piu' di due anni.
Tutte le volte che mi e' parso in questo tempo di vedere la luce sopra di me o di intravedere una mano amica in verita' sprofondavo sempre piu' giu'. Piu' in fondo. E come 10 anni fa mi ritrovo giu' in fondo al buco.
E c'e' un'unica soluzione che conosco: chiudermi a riccio. Limitare i contatti col mondo esterno al minimo indispensabile per non morire e per mantenere una parvenza di normalita'. Quella normalita' che serve ai miei figli per non impazziare e continuare a credere nel loro papa'. Anche se poverini sono gia' molto provati.

E si perche' tutto e' li: nella "normalita'", nell'apparanza del normale, nella definizione del normale. E' li che ho sbagliato, e' li che mi sono ritrovato fuori, disadattato, messo a parte (da solo).

Da li, non so quando non so come, facendo mia una definizione di Cyrano (spiacere e' il mio piacere, io amo essere odiato) e' cominciata la lotta. La lotta per vivere in un mondo "normale" e allo stesso tempo cercare di far adattare le mie idee "hippy", schiacciarle e deformarle al fine di tenerle dentro, di farle sembrare accettabili e "normali", pure loro. Poverine.

Ormai non riconosco nemmeno piu' la mia voce al telefono, le parole che mi sento dire non mi appartengono piu'. Le due entita' che governano il mio mondo si sono scisse ormai unite solo da un flebile legame.
Non ci sono piu' amici, sempre che ce ne siano stati, sempre che non abbia ragione chi mi dice: "pirla guarda che tu amici non ne hai".
Spaurito mi guado in torno dentro la mia testa e cerco di vedere le persone che mi circondano e non le riconosco. Ancora una volta: "non so piu' se sono buoni o cattivi gli indiani".

Allora basta!
Chiusa la porta.
Tutti fuori.
Tutti.
Buoni e cattivi.

Me la cavo da solo. Propio come 10 anni fa. Quella volta ha funzionato deve funzionare ancora, ne sono convinto!!!

Tornero' presto... forse... o forse tardi... non mi aspettare in piedi.


Jan 31, 2009

Nebbia

La macchina procede piano, molto piano, la nebbia e' cosi' fitta che si stenta davvero a vedere il bordo della strada. Fuori fa freddo e mancano pochissimi giorni al Natale, ha nevicato un pochino e la campagna brianzola e' coperta di neve.
Intorno, quell'aria triste e malinconica che si diffonde tra gli scheletri degli alberi e le strisce di terra dei campi arati che spuntano dalle macchie bianche. La sera avanza e piano piano il bianco spesso diventa nero fitto.
In macchina mio padre e mia madre sono in silenzio, mio fratello guarda fuori dall'altro finestrino anche lui perso nei suoi pensieri.

Che bello!

E' un'emozione che ricordo vivissima e forte. dolce di felicita' immensa. La famiglia si riunisce per festeggiare il Natale, tutti insieme siamo tanti quasi una ventina, nonni, zii, cugini e parenti vari.
Ta solita tavolata viene imbandita e per diversi giorni la festa andra' avanti tra l'attesa dei regali, la sopresa, le risa la gioa e anche qualche litigio.

Che bello!

E' un ricordo bellissimo che ancora adesso mi rende felice, mi fa tornare voglia di essere bambino.
Lo ricordo di piu' in questo inverno in cui finalmente dopo tanti anni la nebbia e' tornata a Milano insieme alla neve.

Ma adesso non e' piu' lo stesso. Non c'e piu' quell'emozione. Non c'e' piu' quell'aria di festa in famiglia. Ci sono nuove emozioni, ma quelle no, sono finite.
Eppure rivedendo la nebbia, cosi' inaspettata, ritornano. Vive. Ancora vive.

Guardo i miei figli e per loro adesso nascono le stesse emozioni. Sono felici lo sento il natale. Gli piace lo vogliono, propio come noi volevamo il nostro. Anche per loro ci sono tavole imbandite e parenti festosi.

Anche per loro passera'. E ricorderanno. Forse anche la nebbia.

Oct 15, 2008

Un Bus per Babilonia

Se davvero l'intenzione di Dio era quella di confondere gli uomini facendoli parlare lingue diverse, bhe gli ha detto male.

Sono seduto su un bus in compagnia di un amico, adiamo giu' verso il porto a fare un giro. E' una calda giornta di primavera, sole, caldo e tanti turisti.
Davanti a noi siedono tre ragazzi, chiaccherano e ridono. Vanno al parco a giocare a calcio. Uno e' Brasilino parla sempre lui gli altri due lo ascoltano e ridono. Quello seduto davanti a lui e' Australiano il terzo non parla mai quindi non si capisce.
Dietro siamo seduti noi un Italiano e uno Spagnolo. Tra una lngua e un'altra due parole mozzicate e altre messe in una buona gramatica ci si capisce sempre. E alla fine si ottiene quello che si vuole: essere capiti e capire.
Noi ci scambiamo poche parole un po' assonati dalla serata precedente, un po' persi nei nostri pensieri, un po' attenti a quello che si dicono loro.

Arriviamo alla fermata e loro scendono, noi proseguiamo ancora qualche minuto. Adesso chiaccheriamo piu' liberamente e ce la ridiamo, vola qualche battutaccia su quella seduta vicino e via cosi'.
Il bus si ferma e la signora dietro di noi si alza per scendere ci guarda e sorridendo ci saluta in italiano; ok e' un italiano stentato e chiaramente lei e' inglese, pero' avra' capito.

Attento Dio stiamo arrivando... A Babilonia mancano poche fermate.

Sep 26, 2008

Il Batterista

Schoreditch, Londra, UK.

Saranno passati due anni, forse piu', ma ieri sera al BAR SPORT, ascoltando un gruppo locale, guardando il batterista mi e' tornata la stessa emozione.

Era tardi ma faceva ancora un gran caldo. Ero appena tornato da uno dei soliti viaggi, ancora un po' stordito dal fuso orario, gli amici mi tirano fuori di casa per andare in un pub a senitre la musica dal vivo.
Quella sera suonavano due guppi giovani Inglesi. Entriamo nel pub strapieno, la gente parla, balla e si diverte. A fatica saliamo le scale e ci intrufoliamo nel locale al piano superiore. E' il classico pub Inglese, arredamento povero quasi trasandato, un guazabuglio di cose "trovate in soffita". Noi lo chiamiamo "il pub della tetta" da qundo una sera una ragazza ubriaca stava appoggiata al muro a chiaccherare con la sua amica e di colpo si tira la maglietta su e mostra una tetta.

Il primo dei due gruppi non e' male si lascia ascoltare ma senza prenderci fino in fondo. Beviamo due birre chiaccheriamo allegramente; e' tanto che non vedo Simone e gli altri. Sono grandi amici, mi sono mancati molto. Ridiamo diciamo le solite quattro balle, accaldati, sudati, felici.

Una breve pausa un'altra birra e arrivano quelli del secondo gruppo. Musica molto piu' vivace, piu' interessante.

Poi mi perdo. L'attenzione si concetra sul batterista. No non e' una storia omossesuale, anzi.

Sono quatro ragazzini, avranno si e no 20 anni, si danno da fare parecchio hanno passione e sono bravi, molto.
Lui alla batteria, la in fondo, pesta come un dannato. Contento.
Lo guardo e ci vedo il mio Fili tra 15 anni. E sorrido commosso.

Me lo godo il "mio bambino" che si diverte con i suoi amici. Immagino le prove in cantina, la ricerca di un posto dove suonare. I provini. Le paure. Le gioie. Diventare grande...

Oggi e' un patatone e guarada il suo papa' come a un riferimento fisso, la "stella polare" della sua vita. Mi chiede sempre cosa ne penso di quello che lo interessa e gli piace quando sorrido o rido delle cose che mi dice. E' un burbero, ma per strada cerca sempre teneramente la mano e la sera mi chiede ancora le coccole per dormire.
Domani magari suonera' la batteria con lo stesso entusiasmo di questi ragazzi o forse fara' altro. Di sicuro c'e' che se ne andra'.

Per diventare grandi dobbiamo "uccidere" i nostri padri.

fit

Aug 21, 2008

Una Scatola

Stava da circa 15-20 anni sugli armadi. Si e' fatta due traslochi la mia.

In molti hanno una scatola in un armadio, nel cassetto o dove sia non importa.
E' quel buco nero in cui ci finiscono tante cose e cosette che ti porti dietro o ti trovi in tasca e non ti va di buttare. Ti dici sempre: " La butto li. Un giorno ci rovistero' e ricordero'".

Oggi e' successo.

Impacchetto tutto quello che ho per metterlo in cantina. La prossima settimana si va in Australia. Per un po'... per tanto... forse...
Lei come sempre mi guarda dall'alto, e' vecchia poverina per essere una scatola. Scoppia nel senso fisico del termine, un angolo e' saltato, rotto. Ormai contiene troppo non riesco a metterla via cosi' ancora per un altro trasloco. Allora mi decido. La prendo e la metto in ordine.

Non dovevo farlo. La peggiore delle idee degli ultimi 15 anni.
O forse la migliore.

Avro' impiegato circa un'ora per rovistare, leggere, buttare, ordinare, risistemare, ricordare. Mamma cazzo che botta, come dice Fabri Fibra.
Tanta carta inutile, scontrini, biglietti aerei, cartoline non scritte e quelle scritte e tanto altro. 15 anni di tanto altro.
Poi, tira su un foglietto, butta via un pezzo di carta con mezzo numero telefono di chissa' chi, mi metto a leggere. AIA. Una vecchia fiamma di cui non riconosco la grafia, ne la firma, mi dice che mi vuole dire chissa' che cosa perche' chissa' che era successo. Leggo due righe, forse tre, non ricordo e metto li.
Biglietti, scontrini, una mappa di Los Angels, un altro foglietto. Leggo. dopo 3 parole questa volta riconosco bene la calligrafia. E come non farlo, mi hai sritto per 13 anni. Sorrido. E' un foglietto in cui mi saluti o poca roba. Lo metto li.
Carta, Cartine, oggitti vari, pezzi rotti di giochi o non so che. Una lettera di mio padre. O meglio l'unica, e' del giorno che mi sono laureato. Leggo tre righe e metto li.
Una lettera del "nonno Vittorio". E qui cominciano le botte. Non ricordavo nemmeno mi avesse mai scritto quell'uomo. Mi voleva bene come se davvero fossi suo nipote. Mi parla e mi sostiene per la decisione che ho preso di mollare la medicina per fare grafica 3d. Lui non sa cosa sia cosi' ha chiesto a un suo conoscente di spiegarglielo. La cosa gli garba. Mi incoraggia. Sorrido commosso e metto li.
Affiornano delle foto, amici, gente, gente conosciuta e non, persone dimenticate che ti ritornano addosso, ricordi perduti.

E' qst la forza inaudita di qst oggetto, conservato e costruito per tutti qst anni con cosciente masochismo. L'ho fatto sapendo che un giorno qst sarebbe successo, anche se forse non credevo sarebbe successo cosi'... cosi' forte.

Perdo la nozione del tempo. Passano i minuti, passano i ricordi. Le cose piu' divertenti sono le vecchie foto, i foglietti e le lettere delle ex fidanzatine.
Tra una cosa e l'altra i tuoi foglietti, lettere, scarabocchi, post-it e fazzoletti, sono diventati tanti. Sono sparsi e riemergono in senso assolutamente casuale dal fondo della scatola.
Dalla confusione dei primi mesi, all'amore crescente degli anni successivi, alla rabbia degli il utimi tempi, tutto ritorna su ogni 5, 6, 10 cianfrusaglie. Dal 1993 al 2002. Non li leggo piu' neppure tutti. Quando riconosco la tua calligrafia metto li.
Ma adesso "li" ha un posto riservato, una busta.

Poi il grottesco. Il contratto della San Pio X (6 Novenbre 1996), quello della Tecnites, il libretto di lavoro e le fatture per l'acquisto dei primi computer. Mamma mia. Anche adesso e ripensarci mi si blocca lo stomaco.

Mancano 4 cazzate ed e' finito. Due sacchi neri pieni di spazzatura inutile e la scatola di nuovo in ordine pronta a fagocitare, digerire, risputare al momento giusto i prossimi anni.

Ma come in ogni favola che si rispetti prima del "vissero felici e contenti" c'e' il colpo di scena. E' un post-it piegato, si e' incollato, e' scritto a matita e quando lo apro si legge male, e' scolorito.
1997. Mi dici che tu ed Eleonora mi aspettate a casa la sera, che mi amate e che sono l'uomo di casa. Rimango di sasso.
Adesso lo tiri fuori merda di una scatola il bigliettino? Alla fine? Almeno se propio devi, non essere banale. Stava andando tutto bene, era finito.
Piango. E metto li. Nella busta.

Altra cartaccia, qualche foto e un biglietto di auguri di Natale scritto dai tuoi (questo finisce nella spazzatura), locandine, vecchie fatture. Fine. Finito.

Aug 8, 2008

Una nuvola nel cielo

Il cielo e' di un blu fisso quasi costante, quasi fastidioso. Sta laggiu' in fondo di un'unica tonalita' come se qualcuno avesse preso un cartoncino colorato e lo avesse appiccitato la in fondo.
Per dirla come direbbe Giorgini : "Ffffffff PA", sbattuto la.

Lo guardo un po' incoscio (nel senso quasi incoscente, in coma insomma). Fuori ci sono 32 gradi, dice il termometro della macchina, e qui dentro molto pochi meno. L'aria condizionata e' scarica e tira fuori una roba tiepidina. Si schianta dal caldo e il sole batte a picco del parabrezza.

Li in mezzo a sto coso blu, disegnata come con un pastello, una nuvoletta, una sola, da sola, rotonda, piccola, sola, bianca... e se la gode.

Autogrill

Sono seduto solo a pranzo e al tavolo a fianco a si avvicina un tizio (sui 40 forse meno). Appoggia sul tavolo un seggiolino con una minuscola creatura e comincia i soliti versetti che tutti i papa', mamme, nonni, nonne e altri esseri umani fanno a un affare lungo 55 cm e poco piu' che 5 kg. Segue a distanza di un minuto la moglie con la figlia piu' grande, avra' 4 anni forse.

Lui e' felice, tanto, e si vede che e' una persona solare allegra non e' felice adesso, lui e' felice punto. Ha sposato la donna che ama, la ama ancora, ha due bambini piccoli e un nido d'amore perfetto. Fa tenerezza per certi versi.

Lei e' spenta. Cioe', e' tanto carina, una mamma affettuosa, attenta, una moglie gentile. Si parlano con tenerezza. Non la tenerezza dei fidanzatini, ma la tenerezza di chi ormai si conosce da tempo e si vuole bene. Ma e' spenta

E' spenta dentro. Ha sposato l'uomo che l'amava (ma non quello che lei sognava), il bravo ragazzo. Ma la vita poi le si e' spenta tra li mani presto, troppo presto.
Chiede al marito di portarle qualcosa intanto lei resta con i bambini e lo guarda, quasi implorandolo. Sembra dire: "MA NON LO VEDI?!?! Sono mesi che mi faccio scopare dal ragazzo del 3 piano, quello appena arrivato. Sono una puttana prendimi a sberle. Attaccami al muro e urlami in faccia che sono una troia. FAMMI VIVERE!!!
Poi pero' schiacciami la faccia nel cuscino strappami le mutande e sbattimi. Nono voglio fare l'amore stasera, voglio che mi scopi!".

La bambina piu' grande parla. E' una macchinetta parla senza sosta come tutti i bambini a quella eta'. hanno il loro gioco e lo ripetono all'infinito. Lei le sorride affettuosa e spenta, sognante.
E' una brava mamma, una brava donna, ma lei voleva Brad Pitt, in quel film che non ricordo, dove le donne le prende e le sciupa e lei vorrebbe essere sciupata d'amore. Aspettare sulla riva la vela del suo amore che torna e nei film torna sempre.
Ha la vita rovinata dai rotocalchi, dalle pagine di pettegolezzi e moda. Vuole o crede di volere qualcosa che non esiste nella realta'.

E sogna vicino a un uomo che il suo sogno ce l'ha li, seduto al tavolo di un autogrill della A4.

Ho finito il mio pranzo, chiudo il libro, mi alzo e vado... con un po' di malinconia... gli occhi di lei mi hanno messo tristezza.
La gioia di lui mi ha scioccato.

Aug 7, 2008

Schizzi in Parole

Schizzi in Parole e' un piccolo e personalissimo esperimento letterario .

L'idea mi e' venuta oggi a pranzo. Ero fermo in un autogrill (da qui il nome del primo schizzo) e una famigla di 4 persone mi siede a fianco.
Quante volte guardando una persona ci si fa un film sopra immaginando nel bene e nel male chi sia, cosa faccia, da dove venga e chissa' cos'altro? Ecco quello e' uno schizzo in parole.

Si tratta di applicare la tecnica del disegno alle parole. Cioe', molti blog e portfolio di colleghi e amici sono pieni di schizzi : persone nell'atto di fare qualcosa, animali, paesaggi, oggetti etc etc. Tutto sempre rigorosamente schizzato, velovemente, abbozzato, accenato; il senso e' quello di dare l'idea, l'emozione, l'atteggiamento.
Ebbene questo mio piccolo esperimento o esercizio ha l'intenzione di fare la stessa identica cosa, ma con le parole. Dare lo spunto per fantasticare, ma senza dire come va a finire. Come la linea di un schizzo che ti fa intuire la forma, ma non la chiude. La percezione di chi gurada e' di capire comunque di cosa si tratta anche se il disegno non e' finito, se lo immagina in un certo senso il finale, come si chiude la linea, e se raccontassimo tutto fino in fondo o chiudessimo la linea per finire il disegno perderemmo il gusto , il piacere, la poesia dell'immaginazione.

bhe ovviamente il tutto in poche righe... se no che schizzo sarebbe.

... :)